Il dono più grande.

Pubblicato il 25 Aprile 2013

Il dono più grande.

Non ti ho mai conosciuto, ma l'uomo che mi ha fatto da padre ha parlato di te tutti i giorni della sua vita. Non c'è stato sabato che non sia venuto a trovarti, alle Fosse Ardeatine e a portarti dei fiori freschi. Se la grandezza di un uomo si misurasse dall'amore dei suoi figli, ti dovrebbe essere riconosciuta una statura morale con pochi pari.

Ora che lui non c'è più veniamo noi a portarli, quei fiori. Quinta tomba da sinistra, entrando.

C'è poca gente oramai. In tanti non sanno nemmeno dove siano, le Fosse Ardeatine.

Chissà se ci portano i bambini in gita, dalle scuole.

Sei stato arrestato dalle S.S. il 29 gennaio del 1944 a Roma, insieme a Don Pappagallo. Vittime entrambi della spia Gino Crescentini, aiutavate la gente a scappare. Don Pappagallo ti dava delle foto e dei nomi e tu, tramite i tuoi contatti del Fronte Militare, gli portavi dei documenti buoni.

Eri un colonnello di artiglieria, eppure hai capito subito da che parte stare, quando è stato il momento. Sei morto per sbaglio. Ammesso che ci siano morti che non siano per sbaglio, in guerra.

Ma con te fu la beffa: il questore Caruso sbagliò a fare i conti e mandò 15 persone in più, prese dalle carceri di via Tasso, perché venissero trucidate. Quando rifecero i conti decisero di uccidervi comunque, a voi altri. Perché non poteste parlare. Come se gli orrori visti fino a quel momento facessero una qualche differenza col resto della brutalità della guerra.

Caruso. Fu peggio dei tedeschi, in fondo, perché pur di non scontentare "l'alleato", rastrellò i detenuti da mandare anche fra quelli ancora in attesa di processo, come te. Non che cambiasse molto. So che avressti fatto volentieri a cambio per salvare qualche giovane ragazzo.

E così sei morto. Il 24 marzo 1944.

Tuo figlio, mio padre putatitvo, non ha mai smesso di piangere. Per anni ha nutrito un rancore così violento verso i responsabili di quell'orrore che noi pensavamo avrebbe preferito essere morto lui, che vivo per ricordare.

Ma mi ha cresciuta nell'amore del tuo ideale e nel disprezzo per quel nemico. E io sono grata a lui (e quindi a te) per avermi trasmesso la consapevolezza di cosa è stato, di quello che è stato fatto, perché a mia volta la trasmettessi a mio figlio, nella speranza che attecchisca, quel germoglio là.

Il 25 aprile del '45 non l'hai potuto vedere, ma hai vissuto e sei morto perché potessimo festeggiarlo noi. Perciò ti ringrazio.

Hai dato la vita, con tanti altri, perché oggi potessimo essere liberi e fieri. E potessimo essere ancora capaci di provare quel dovuto disgusto per chi macchia questo ricordo con ulteriore infamia. Perché non bisogna dimenticare mai. Nel non ricordo si inocula infido l'orrore della ripetizione.

E allora anche se non c'eri, stamattina siamo andati a festeggiare la Liberazione con il nostro personalissimo rito familiare: al cimitero da tuo figlio, mio padre, poi da te.

Mio figlio ti ha raccontato che gli piace essere libero, perché così può correre e giocare al Nintendo. E' giovane ma conto sarà un uomo giusto. Ci spero.

Di sicuro sarà un uomo libero di vivere nella sua patria. E lo sarà anche grazie a quelli come te.

Buona Liberazione, Nonno.

Scritto da Sarah

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